La Traviata alla Scala

“La vita riprendo”… come dice Macbeth dopo la scena del delirio, quando lo spettro di Banco appare al banchetto.

You can have any review automatically translated. Click the Google Translate button (“Vertalen”), which can be found at the top right of the page. In the Contact Page, the button is in the right column. Select your language at the upper left.

 

Violetta Valéry: Marina Rebeka
Flora Bervoix: Chiara Isotton
Annina: Francesca Pia Vitale
Alfredo Germont: Atalla Ayan
Giorgio Germont: Leo Nucci
Gastone: Carlo Bosi
Barone Douphol: Costantino Finucci
Marchese d’Obigny: Fabrizio Beggi
Dottor Grenvil: Alessandro Spina
Giuseppe: Brayan Avila Martinez
Commissionario/Domestico: Ernesto Panariello

Direttore: Zubin Mehta

Musica:
Regia:

Esorcizzato – in parte – lo spettro del COVID, la Scala torna alla vita quasi completamente, con l’esecuzione in forma di concerto di tre delle opere più apprezzate dell’intero repertorio italiano. E la serie si apre con il classico dei classici, La Traviata di Verdi. Lunedì 28 settembre abbiamo rimesso piede alla Scala per assistere all’ultima delle cinque rappresentazioni dell’opera, e non è stata un’emozione da poco. È vero, la platea era punteggiata da cartelli bianchi che avvertivano di non sedersi su quelle poltrone, a causa del distanziamento sociale, l’orchestra occupava quasi tutto il palco, lo spazio lasciato ai cantanti era una sottile striscia sul davanti … ma era di nuovo l’opera in teatro, ed è stato davvero, davvero fantastico!

La Traviata
Photo credit: Brescia e Amisano

Tanto più lo è stato quando abbiamo scoperto che, piuttosto che ad una vera esecuzione in forma di concerto – con i cantanti tutti allineati dietro i loro leggii – stavamo per  assistere ad una sorta di rappresentazione in forma semi-scenica. Ed in effetti è stato così, anche perché che le protagoniste indossavano bellissimi abiti, o meglio costumi, creati da Dolce & Gabbana per l’occasione. Quindi, abbiamo pensato, fin dai primi momenti, che stavamo per vedere e sentire quasi l’ “opera vera” … e non siamo rimasti delusi, anche grazie a qualche piccolo, ma percettibile, tocco di regia, dato con mano molto leggera e discreta, ma – a nostro avviso – altamente professionale da Franco Malgrande (citato in locandina come “Direttore dell’allestimento scenico”) e da Lorenza Cantini (“Regista collaboratore”). In molti momenti dello spettacolo, le regole del distanziamento sociale sono state abilmente trasformate in efficaci movimenti scenici. Così, ad esempio, quando Violetta ha un malore durante il primo atto, e il dottor Grenvil si avvicina con discrezione per assisterla, il gesto di lei per tenerlo a distanza diventa con naturalezza parte della scena, come aper significare “Non c’è bisogno”, ma anche “Non svelate la mia malattia ai miei ospiti”.

La Traviata
Photo credit: Brescia e Amisano

Ma naturalmente il merito principale di una serata così bella va senza dubbio alla meravigliosa Violetta interpretata da Marina Rebeka. Senza curarsi dell’insolita messa in scena, il soprano lettone ha dato tutto di sé – voce, recitazione, emozioni – al suo ruolo, offrendo al pubblico un’esibizione vocalmente impeccabile ed emotivamente commovente. Il suo “Addio del passato” è stato probabilmente il più straziante che avevamo sentito da molto tempo.

Accanto e a lei, Giorgio Germont era intepretato dall’ “Highlander” dell’opera, l’immortale Leo Nucci, accolto dagli applausi che senza dubbio merita. Ovviamente Germont non è il ruolo più impegnativo per un baritono, e sospettiamo che Nucci, dopo tanti anni, possa cantarlo anche stando a testa in giù. Quindi è stato un ottimo, ed anche, in qualche modo inconsueto Germont, che, dopo essere stato freddo e persino decisamente duro nel Secondo Atto, alla fine ha mostrato un pentimento genuino, persino commovente … come se davvero non avesse mai sospettato la profondità del male che aveva fatto a Violetta.

La Traviata
Photo credit: Brescia e Amisano

Non insolitamente in questi tempi, il tenore è stato il punto debole del cast. Avevamo visto Atalla Ayan su YouTube, qualche anno fa, in Rigoletto, come giovane ed esuberante Duca (che letteralmente non riusciva a tenere i pantaloni abbottonati, per colpa di alcune idee “avanzate” del regista, che lo faceva rotolare in scena, nel Primo Atto, con i vestiti in disordine – per così dire – e poi lo faceva “molestare” da Maddalena sul tavolo dell’osteria di Sparafucile) e avevamo apprezzato la sua voce fresca di vero tenore “lirico”. Quindi avevamo riposto molte speranze nel suo Alfredo. Dobbiamo purtroppo ammettere che siamo rimasti delusi. La voce che abbiamo sentito la notte scorsa era diventata in qualche modo un po ‘aspra, il fraseggio era quasi inesistente, i movimenti a volte goffi. La sua aria, “Dei miei bollenti spiriti”, cantata correttamente, ma niente di più, e la cabaletta eseguita una sola volta, senza “da capo”, gli hanno valso il minimo indispensabile di tiepidi applausi.

Per quanto riguarda i ruoli minori, Chiara Isotton è stata una Flora impeccabile, e Carlo Bosi (Gastone), Costantino Finucci (Douphol), Alessandro Spina (Grenvil), Fabrizio Beggi (Marchese), Ernesto Panariello (Domestico di Flora / Commissionario), hanno dato il loro valido contributo professionale al successo della performance. Una menzione speciale meritano i due studenti dell’Accademia della Scala, Francesca Pia Vitale e Bryan Avila Martinez, chiamati a cimentarsi sul prestigioso palcoscenico rispettivamente come Annina e Giuseppe.

La Traviata
Photo credit: Brescia e Amisano

Cosa possiamo  dire del direttore? Zubin Mehta è un’icona dell’opera, e ha diretto la sempre impeccabile orchestra della Scala con tutta la sicurezza di una lunga esperienza e di una profonda comprensione di ogni più riposto segreto della partitura. A differenza di molti giovani direttori, non ha mai prevaricato i cantanti, ma li ha “accompagnati”, creando il background perfetto per le loro voci. L’Ouverture e il Preludio del Terzo Atto, due delle pagine più commoventi che Verdi abbia scritto, sono state eseguite con la mano leggera, ma ferma di cui la musica ha bisogno per suggerire l’opprimente tristezza di un tragico, ineluttabile destino. Ottimo come sempre – quasi superfluo dirlo – il Coro della Scala, diretto da un’altra icona, Bruno Casoni.

Marina Boagno

 

We like to get in touch with our readers. Comments and remarks are most welcome! (See below.)

0 0 stem
Artikelbeoordeling
Marina Boagno
Marina Boagno

REVIEWER

Marina Boagno is a life-long opera fan. She acted for many years as an amateur talent scout, organizing concerts, creating and directing events and looking for and promoting young opera singers. Author of "Franco Corelli – Un uomo, una voce" (1990) and a biography of Ettore Bastianini’s, “Una Voce di Bronzo e di Velluto” (2003)

Abonneer
Laat het weten als er
guest
2 Reacties
Oudste
Nieuwste Meest gestemd
Inline feedbacks
Bekijk alle reacties
A. Minis
A. Minis
20 dagen geleden

Recensione bella da leggere!
Ma attenzione…e (non riesco a fare l’accento) periculoso citare Macbeth…questa frase particolarmente…sollievo falso….per fortuna la rappresentazione era bella.

Marina Boagno
Marina Boagno
15 dagen geleden
Antwoord aan  A. Minis

E’ vero… Speriamo in una conclusione molto migliore di quello di Macbeth… True! Let’s hope the end is much better…